Sono appena 3 su 10 gli italiani che dopo i 40 hanno ancora tutti i denti naturali. A 19 milioni di persone, invece, mancano almeno otto denti. A dirlo è l’ultima ricerca commissionata a Doxa dall’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica su un campione di 800 cittadini tra i 40 e i 75 anni di età.

E i risultati sono allarmanti: al 70% degli intervistati manca almeno un dente, i 40-44enni ne hanno persi quattro e i 65-75enni dieci. Inoltre, complice una prevenzione non adeguata, restano al massimo 20 denti naturali al 43% dei soggetti tra i 65 e i 75 anni, al 25% dei 55-64enni ma anche al 13% dei 40-54enni. Il 15% degli over 65 ne è del tutto privo.

Fondamentale, in questa situazione, l’età e la scolarità: più aumentano gli anni e diminuisce il livello di istruzione, più si tende a trascurare la salute dentale. L’indagine, infatti, ha dimostrato come gli anziani e le persone culturalmente meno evolute siano anche le più fataliste e rassegnate nei confronti dell’edentulia. Non solo: chi ha meno denti si sottopone con minore frequenza a visite di controllo. Il 27% del campione, infatti, non è intervenuto per ripristinare i denti mancanti. Di questi, la metà rivela di non averne sentito la necessità, ma anche gli aspetti economici (28%) e il timore di provare dolore (17%) sembrano aver influito.

E questo, nonostante per il 77% del campione perdere i denti sia un evento molto traumatico, soprattutto se riguarda quelli anteriori. Più sensibili al tema le donne, i soggetti più scolarizzati, i 45-64enni e i residenti al Nord Italia. I diretti interessati lamentano, soprattutto, difficoltà di masticazione (33%), senso di vergogna (23%), problemi digestivi (22%), tendenza all’isolamento (15%), minore autostima e difficoltà nel parlare (9%), disturbi mentali e cognitivi (6%).

Quanto alla prevenzione, invece: benché 1 intervistato su 2 consideri la perdita dei denti un processo ineluttabile, legato all’invecchiamento, il 91% si dice convinto che il fenomeno si possa evitare. Ma questo a parole: i comportamenti adottati sono poco coerenti. Il 20% ritiene sufficienti un’attenta igiene orale e sani stili di vita, senza doversi sottoporre a periodiche visite di controllo, 1 su 6 non va dal dentista da oltre un anno e il 30% vi si reca solo se ha una criticità da risolvere.

A frequentare poco lo studio odontoiatrico sono soprattutto gli over 65, con pochi denti, bassa scolarità e residenti nel Centro-Sud, ossia le categorie più a rischio di sviluppare problemi di salute causati da una masticazione compromessa. E pensare che la masticazione è molto importante per l’equilibrio psicofisico del corpo: favorisce l’afflusso di sangue al cervello e agisce positivamente su memoria, apprendimento e stato di veglia. Una masticazione ridotta, invece, costituisce un fattore di rischio epidemiologico per lo sviluppo di deficit cognitivi, demenza e sindromi depressive.

La scarsa attenzione alla prevenzione, infine, evidenzia il ritardo dell’Italia rispetto agli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si è riproposta di ridurre entro il 2020 il numero di pazienti edentuli e aumentare la percentuale di 80enni con almeno 20 denti naturali residui.

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