C’è chi se ne innamora al primo sguardo. Chi lo modifica a seconda delle circostanze. Chi lo adotta per vivere al meglio ogni giornata. Il sorriso è un’incredibile veicolo di fiducia, energia e piacevolezza. Ma esistono sorrisi migliori di altri? Ovviamente sì. Come noto, per avere una bocca da star è fondamentale curare la propria dentizione, garantendone sempre perfetta igiene e salute, seguendo le cure del proprio dentista. Ma oggi si può fare anche di più.

Un gruppo di ricercatori dell’Università del Minnesota ha studiato le regole del sorriso perfetto con lo studio “Dynamic properties of successful smiles” pubblicato sulla rivista PLOS One. Avvalendosi di 800 volontari e di un programma per ricostruire i volti umani in 3D sullo schermo di un pc, gli esperti hanno definito le caratteristiche basilari di un sorriso genuino, efficace ed emozionante.

Ai partecipanti è stato chiesto di giudicare ogni sorriso in base all’efficacia (da molto scarsa a molto buona), alla genuinità (falso, genuino), alla piacevolezza (da inquietante a piacevole) e al tipo di emozione espressa (rabbia, disprezzo, disgusto, paura, felicità, tristezza o sorpresa). E a convincere, totalizzando più risposte positive, sono stati i sorrisi poco ostentati e più discreti. I sorrisi larghi, in cui si mostrano troppo i denti, sono ritenuti forieri di sensazioni negative come disprezzo, paura o aggressività.  I sorrisi di piccola-media larghezza invece piacciono di più, così come i sorrisi asimettrici che danno l’idea di essere più onesti e spontanei. L’optimum sarebbe dunque mostrare i denti ma non troppo, mantenendo i due lati della bocca in equilibrio e muovendoli in sincronia per circa 125 millisecondi.

I risultati, oltre che essere molto accattivanti, sono anche utilissimi a fini medici visto che lo studio è stato realizzato per migliorare i trattamenti per le persone che soffrono di paresi ai muscoli del viso. La ricerca, infatti, fornisce importanti informazioni nello sviluppo di nuove tecniche e di soluzioni per la chirurgia plastica per il recupero della mobilità dei muscoli facciali e delle espressioni base. «Ciò che è certo – conclude il Dr Nathaniel Helwig – è che nessun singolo sorriso è “perfetto” rispetto agli altri. Al contrario, è la combinazione di più fattori che rende un sorriso di successo».

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