Il loro studio, infatti, può essere utile per identificare i meccanismi di sviluppo che hanno operato anche nelle vertebre, nelle costole, negli arti e nelle dita. Nei primi Ardipithecus, Australopithecus e Paranthropus, infatti, i denti tendevano a diventare più grandi verso la parte posteriore, con proporzioni costanti indipendentemente dalle dimensioni dentali complessive. In Homo, invece, la relazione è inversa e la dimensione relativa dei denti varia con la dimensione complessiva: tendono a diminuire dal primo al terzo molare e le dentature piccole hanno terzi molari sproporzionatamente piccoli. I terzi molari di esseri umani moderni - i cosiddetti denti del giudizio -, in particolare, sono spesso molto piccoli e non di rado non si sviluppano neppure. Al contrario, i terzi molari delle altre specie di ominidi nel nostro albero evolutivo hanno una superficie di masticazione da due a quattro volte più grande di quelle di un umano moderno medio. Questo cambiamento è di solito spiegato da mutamenti alimentari e culturali considerati unici della nostra specie.

I denti e l'apparato digerente mostrano, infatti, che il nostro corpo è adatto soprattutto a una dieta vegetariana: l’uomo diventò un mangiatore di carne non già perché la carne fosse essenziale per la sua sopravvivenza, ma perché costituiva una forma di cibo convenientemente concentrato. La capacità umana di mangiare sia cibi di un certo volume con basso valore calorico sia cibi concentrati di alto valore calorico, oggi, è un aspetto tipico della versatilità che ci caratterizza fisicamente.

La ricerca sui denti potrebbe dunque concorrere a capire meglio l'evoluzione di altri tratti umani tra cui la postura eretta (che è influenzata dall'anatomia vertebrale), la locomozione bipede (che è legata all'anatomia degli arti) e la capacità di presa di precisione (che dipende dall'anatomia della dita).

Recentemente, infatti, i ricercatori della George Washington University hanno scoperto che nell'uomo il cervello e i denti si sono evoluti in modo indipendente. Finora si riteneva che l'aumento delle dimensioni del cervello e la riduzione delle dimensioni dei denti posteriori in alcune specie di ominidi si fossero evoluti di pari passo, ma le analisi portate avanti dal ricercatore Aida Gómez-Robles e i suoi colleghi hanno dimostrato che l'evoluzione del cervello nelle prime specie di Homo non solo si è verificata in modo più veloce rispetto a quella dei denti, ma seguendo ritmi diversi nelle differenti specie di ominidi. Questo suggerisce che fattori ambientali e comportamentali potrebbero aver influenzato l'evoluzione della struttura dei denti e del cervello degli ominidi. Non resta che continuare le ricerche!

Taggalo in :